Migliore trattamento per insufficienza venosa

Migliore trattamento per insufficienza venosa

insufficienza venosa

Che cos’è l’insufficienza venosa

L’insufficienza venosa è un disturbo causato dal difficoltoso ritorno del sangue venoso agli atri cardiaci.
Le principali cause di questa patologia sono alterazioni morfologiche delle vene, soprattutto derivanti da problemi valvolari, oppure un sovraccarico funzionale provocato da iperlavoro dei vasi, come in caso di ridotta motilità degli arti inferiori.

Come conseguenza, si ha quasi sempre un aumento di pressione a livello dei capillari con formazione di edemi e ipossia accompagnata da un’eccessiva produzione di acido lattico nel sangue. Dalle condizioni di base può insorgere una progressiva degenerazione contraddistinta da gonfiore, dolore e modificazioni cutanee, che nei casi più gravi possono causare varicoflebiti. Questa malattia è particolarmente diffusa nei Paesi industrializzati e colpisce soprattutto le donne, dopo i cinquant’anni.

Quali sono le cause

Le cause principali dell’insufficienza venosa sono:

  • sindrome delle gambe senza riposo;
  • ostruzione venosa provocata da un trombo (trombosi venosa);
  • varici, derivanti dal malfunzionamento delle valvole venose;
  • stasi vascolare;
  • linfedema, causato dal ristagno della linfa negli arti inferiori;
  • ridotta motilità degli arti;
  • alterazioni scheletriche.

A seconda della gravità del disturbo, l’insufficienza venosa viene distinta in sei classi, che sono:

  • classe 0, asintomatica;
  • classe 1, presenza di teleangectasie;
  • classe 2, presenza di vene varicose;
  • classe 3, presenza di edema;
  • classe 4, turbe trofiche venose;
  • classe 5, insorgenza di ulcere cicatrizzate;
  • classe 6, presenza di ulcere attive.

I principali fattori di rischio che predispongono a manifestazioni di questo genere si collegano soprattutto a inadeguati atteggiamenti posturali, ad attività lavorative che richiedono una prolungata permanenza in piedi, oppure a predisposizione genetica collegata spesso a sovrappeso e ipertensione. Le donne nel periodo gestazionale oppure sottoposte a terapia ormonale estrogenica sviluppano con maggiore frequenza l’insufficienza venosa.

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Sintomi e diagnosi dell’insufficienza venosa

Il quadro clinico dei soggetti colpiti da insufficienza venosa comprende uno o più dei seguenti sintomi:

  • comparsa di macchie bluastre a livello cutaneo;
  • dilatazione dei vasi superficiali;
  • edemi persistenti che tendono a scomparire in posizione sdraiata;
  • crampi ai polpacci, che insorgono soprattutto durante la notte;
  • dolore in corrispondenza delle vene varicose;
  • flebite superficiale accompagnata da formicolio;
  • iperpigmentazione e ispessimento della pelle;
  • prurito e pesantezza alle gambe;
  • ulcere cutanee.

La diagnosi dell’insufficienza venosa viene formulata in seguito a un’attenta anamnesi, all’esame obiettivo e all’effettuazione di un ecodoppler che serve per valutare la funzionalità venosa e a indagare su eventuali trombosi profonde. Per avere una diagnosi definitiva, è importante effettuare un’analisi differenziale per escludere la presenza di altre patologie vascolari.

In casi particolarmente avanzati, è possibile effettuare anche test diagnostici invasivi come la venografia con contrasto, che consente di visualizzare il sistema venoso ascendente e discendente. Mediante l’ecografia intravascolare si possono osservare restringimenti e ostruzioni dei vasi per valutarne l’emodinamica.

Trattamento dell’insufficienza venosa

Per risolvere l’insufficienza venosa sono possibili vari tipi di trattamenti, tra i quali l’approccio iniziale è sempre di tipo conservativo e prevede un miglioramento dello stile di vita con perdita dei kg in più. Oltre a migliorare il regime dietetico, è sempre consigliabile effettuare una regolare attività fisica, in grado di stimolare la pompa muscolare degli arti inferiori.

Anche mirati esercizi di fisioterapia possono risolvere in parte le problematiche circolatorie. Bisogna prendersi cura delle condizioni della pelle, utilizzando creme idratanti che minimizzano il rischio di micro-traumi e che svolgono un’efficace attività anti-edemigena. Anche l’impiego topico di prodotti steroidei può migliorare le condizioni dell’insufficienza venosa, ma il rimedio più efficace rimane sempre quello delle calze contenitive.

Grazie a questi dispositivi, le gambe sono sottoposte a una compressione graduata che si oppone all’ipertensione venosa: un’azione del genere si sviluppa mediante bende elasto compressive oppure indumenti compressivi, che garantiscono un notevole miglioramento anche su gonfiore, dolore e presenza di ulcerazioni.

La terapia farmacologica utilizza principi vasoattivi che migliorano il tono venoso e regolarizzano la permeabilità capillare, riducendo nello stesso tempo i processi flogistici ed edematosi che accompagnano questo disturbo.
Gli elementi che trovano maggiore impiego vengono estratti da piante officinali e appartengono alla categoria di cumarine, flavonoidi e saponosidi.

Molto utili in tal senso cono anche l’assunzione di integratori alimentari che associati alla dieta a all’attività fisica contribuiscono a mantenere gli arti inferiori in salute e favorire una buona circolazione sanguigna. Tra questi vi è sicuramente Varicorin, un prodotto sano formulato appositamente per far fronte a questa problematica.

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Trattamento chirurgico

Nei casi più gravi, quando le terapie conservative non hanno sortito alcun effetto, diventa necessario ricorrere a interventi più invasivi, tra cui:

  • scleroterapia, che è un trattamento utilizzato per le teleangectasie obliteranti e per le varici. Essa si basa sull’iniezione di principi attivi sclerosanti che vengono introdotti in vena con metodi eco-guidati. Un intervento del genere può provocare iper-pigmentazione della pelle circostante;
  • terapia ablativa, che prevede l’asportazione di una porzione di vena oppure dell’intero vaso venoso, soprattutto per quanto riguarda la grande safena. Questa terapia sfrutta una fonte termica di energia sotto forma di radiofrequenza o di laser;
  • terapia endovenosa, che serve per ristabilire il circolo eliminando eventuali ostruzioni e che prevede l’inserimento di stent;
  • ricostruzione valvolare, comprendente interventi di valvuloplastica in caso di insufficienza venosa avanzata.

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