Safenectomia: cos’è e come funziona

Safenectomia: cos’è e come funziona

safenectomia

La safenectomia è la rimozione chirurgica della safena, il grosso vaso venoso che parte dal piede e termina nella zona inguinale. Questa vena è la principale responsabile della comparsa delle vene varicose, un disturbo che può rivelarsi un semplice inconveniente estetico o generare, come vedremo, un severo quadro sintomatologico che può incidere sulla salute e sul benessere quotidiano.

Cos’è la safena?

La grande e la piccola vena safena fanno parte della circolazione venosa periferica. Entrambe le vene si trovano in superficie, appena sotto la pelle. La safena grande è la principale vena superficiale dell’arto inferiore. Parte dalla caviglia, prosegue nel lato interno della gamba e della coscia e, arrivata nella zona inguinale, si unisce alla vena femorale quindi alla rete profonda venosa. In condizioni normali, le sue dimensioni sono di 4 millimetri nel piede e 7 millimetri all’estremità opposta.

La piccola vena safena invece parte dal lato esterno della caviglia, prosegue lungo la parete posteriore delle gambe e del ginocchio dove si unisce alla vena poplitea. Il loro ruolo è fondamentale: se da una parte favoriscono il ritorno del sangue al cuore evitando qualsiasi reflusso sanguigno, dall’altro influiscono anche sulla termoregolazione, dilatandosi nella stagione estiva e restringendosi in quella invernale.

Come la maggior parte delle vene, anche la safena va incontro ad alcune patologie come, ad esempio, le vene varicose. Quando le valvole presenti all’interno della vena smettono di funzionare correttamente, il sangue ristagna, creando una forte pressione sulle pareti della safena. Questo fenomeno provoca una dilatazione delle vene superficiali delle gambe con conseguente formazione delle vene varicose, un disturbo che, nonostante possa verificarsi in qualsiasi parte del nostro corpo, colpisce soprattutto gli arti inferiori.

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safenectomia caviglie

Quali sono le possibili Cause

Le vene varicose si formano quando le valvole presenti nella vena safena sono deboli o danneggiate. La caratteristica di questo grande vaso venoso è quella di lavorare contro la forza di gravità: le arterie trasportano il sangue ossigenato dal cuore ai tessuti, in un ideale viaggio di andata; le vene restituiscono il sangue al cuore grazie alle contrazioni muscolari che si verificano nella zona dei piedi e delle caviglie.

Il movimento prodotto nella safena è simile a quello di una pompa che, coadiuvata dalle pareti elastiche delle vene, agevola il viaggio di ritorno del flusso sanguigno. Le valvole della safena si aprono per lasciar passare il sangue e si richiudono per impedirgli di tornare all’indietro. Il problema nasce quando sopraggiunge un’insufficienza venosa spesso cronica che impedisce loro di pompare il sangue nella maniera corretta.

Le cause alla base di questa patologia sono multifattoriali. Le valvole infatti possono indebolirsi o danneggiarsi per una serie di fattori ambientali, ereditari ma anche per uno stile di vita errato che, a lungo andare, può danneggiare il sistema venoso.

L’insufficienza venosa quindi può essere causata da:

  • sovrappeso;
  • stare troppe ore seduti o, al contrario, in piedi;
  • utilizzare calzature inadatte, scomode o strette;
  • eccesso di alcool e fumo;
  • scarsa attività fisica;
  • un’esposizione abituale a fonti di calore o al sole, in estate;
  • squilibri ormonali tipici di periodi come la gravidanza e la menopausa o derivanti dall’assunzione di estroprogestinici orali;
  • regimi alimentari errati;
  • alterazioni dell’appoggio plantare.

Sintomi dell’insufficienza venosa a carico della safena

Le vene varicose non sono soltanto un disturbo ma anche un segnale chiaro e inequivocabile della presenza di un’insufficienza venosa a carico della safena.

Riconoscere una vena varicosa è semplice, basta guardare attentamente la pelle e verificare la presenza di una rete sottile di vasi sanguigni bluastri lungo le gambe o una serie di vene grandi sporgenti. Il disturbo, come abbiamo già anticipato, può essere accompagnato da una serie di sintomi più o meno severi come:

  • edema della caviglia o del piede
  • dolore alle gambe: il fastidio tende a peggiorare con il caldo e a fine giornata
  • pesantezza ai polpacci
  • bruciore
  • formicolio
  • crampi (soprattutto notturni)

A questi sintomi ne vanno aggiunti altri ancora più specifici come una sensazione di calore diffuso che si irradia dalle caviglie ai polpacci, un dolore che colpisce la superficie della gamba, soprattutto quando stiamo a lungo in piedi, e una strana irrequietezza che colpisce gli arti inferiori durante il riposo notturno (sindrome delle gambe senza riposo).

Come fare una corretta Diagnosi

La prima cosa da fare è rivolgersi a un flebologo, lo specialista che dopo un’attenta diagnosi potrà fornire il piano terapeutico più adeguato al paziente. L’esame anamnestico e l’analisi della storia clinica e dello stile di vita del paziente rappresentano il primo approccio diagnostico.

Dopo un’attenta visita, il medico potrà prescrivere un’angiografia venosa con mezzo di contrasto, una risonanza oppure affidarsi all’ecocolor Doppler, l’esame più indicato per rivelare anomalie del flusso sanguigno all’interno delle vene, o la fotopletismografia venosa che permette di visionare il dinamismo dello svuotamento venoso.

L’insufficienza venosa, se non trattata, può dar luogo a una serie di complicazioni come, ad esempio, edemi agli arti inferiori, ulcere cutanee e trombosi venose profonde.

Qual’è la Cura migliore

L’approccio terapeutico può essere diverso in base alla gravità delle vene varicose che colpiscono la safena. Spesso è sufficiente adottare una serie di misure come indossare le calze a compressione graduata, seguire una dieta sana ed equilibrata e praticare regolarmente un’attività fisica aerobica per vedere i primi risultati. Molto utili a prevenire e curare i sintomi e alleviare i dolori sono le creme per vene varicose da utilizzare assieme a integratori alimentari come Varicorin.

In alcuni casi è indispensabile ricorrere a terapie farmacologiche a base di preparati flebotropici, indicati per ristabilire un corretto trofismo delle vie venose

La safenectomia si rivela indispensabile nel momento in cui il disturbo peggiora progressivamente o si ripresenta nonostante i farmaci. Lo stadio della patologia e l’analisi dell’età del paziente sono i due fattori da valutare con attenzione prima dell’intervento chirurgico.

Lo specialista può decidere di asportare totalmente la safena oppure, se possibile, cercare di preservare il tronco principale della vena, rimuovendo solo i rami malati. Le ultime indicazioni della comunità scientifica raccomandano un approccio di tipo innovativo ovvero utilizzare il laser o la radiofrequenza per bruciare la vena safena dall’interno, evitando così l’asportazione.

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