Vene varicose: sintomi e diagnosi

Vene varicose: sintomi e diagnosi

vene varicose sintomi e diagnosi

Le vene varicose possono insorgere a causa di fattori ereditari. In altri casi, questo fenomeno si forma per delle cause ben precise dando vita a sintomi come una cattiva circolazione e una sensazione di gonfiore e pesantezza alle gambe, soprattutto di sera. Scopriamo quali sono i sintomi tipici delle vene varicose e come viene effettuata la diagnosi di tale condizione.

Quali sono i principali sintomi delle vene varicose?

Esistono alcuni segnali ben precisi che indicano la presenza delle vene varicose, un fenomeno che tende a manifestarsi principalmente nelle donne. Nella maggior parte dei casi, le vene varicose sono asintomatiche, pertanto non presentano alcun sintomo tanto che spesso non ci accorge nemmeno della loro comparsa.

Tuttavia possono dare vita a disturbi specifici nel momento in cui gli edemi diventano ben visibili: in questa fase il soggetto tende ad avvertire una sensazione di pesantezza alla gamba, in particolare durante le ore serali. Di conseguenza potrà notare la formazione dell’edema che si manifesta nell’area circostante al malleolo.

Generalmente, in prossimità delle vene varicose è possibile percepire una parte in cui si avverte una spiccata sensazione di calore. Questo fenomeno è noto come ipertermia e può anche causare ulteriori fastidi come una forte sensazione di prurito.

Dunque, i principali sintomi delle vene varicose sono:

  • Sensazione di pesantezza e gonfiore agli arti inferiori.
  • Formazione di vene varicose di grandi dimensioni ben evidenti.
  • Sensazione di prurito o dolore più o meno intenso a seconda dei casi.
  • Manifestazione di crampi alle gambe.
  • Calore lungo la parte interessata a causa dell’incremento della temperatura.
  • Prurito che può estendersi lungo altre aree degli arti inferiori, soprattutto in corrispondenza delle caviglie.
  • Caviglie e piedi gonfi.

Le sintomatologie tipiche delle vene varicose sono di solito provocate dall’aggravarsi di tale condizione, ossia quando insorgono alterazioni a livello della cute come arrossamento e prurito che possono peggiorare ulteriormente fino a sfociare nell’ulcera varicosa.

Vi sono tuttavia altre circostanze in cui il soggetto può manifestare una flebite di lieve entità o sviluppare delle emorragie a causa della rottura delle varici. Questo fenomeno può allarmare la persona che ne è affetta ma è bene considerare che nella maggior parte dei casi è possibile mantenerlo facilmente sotto controllo.

Le vene varicose a lungo andare possono causare un’alterazione del microcircolo in quanto i tessuti che le caratterizzano sono particolarmente vulnerabili al rischio di lesioni, dunque le ferite e le infezioni necessitano di molto tempo per guarire e possono diventare ulcere varicose croniche, che non guariscono del tutto.

Le donne, in particolare, sono solite convivere con questo problema a livello estetico a causa della visibilità e della sporgenza tipica delle varici ma possono anche essere affette da ulteriori varicosità di piccole dimensioni, tra cui quelle reticolari e i capillari molto evidenti sulla pelle.

Vena normale e vena varicosa

Come si esegue la diagnosi delle vene varicose

La diagnosi delle vene varicose viene effettuata solitamente in relazione ad un esame clinico che prevede l’analisi di tutto l’arto sia a livello posteriore che anteriore mentre il paziente è in piedi. In particolare, viene eseguito un esame specifico lungo l’area del malleolo interno, ossia il punto in cui si sviluppa l’edema.

La varice viene sottoposta a palpazioni ripetitive al fine di stabilire la sua dimensione: è possibile distinguerla con facilità in quanto è caratterizzata da una compattezza e un’elasticità differente rispetto ai tessuti adiacenti. La varice inoltre tende a comprimersi facilmente ma allo stesso tempo risulta leggermente resistente alla palpazione.

Per effettuare questo esame è possibile ricorrere a due procedure estremamente facili ed utili, che possono essere effettuate anche a casa.

Diagnosi vene varicose con la Prova di Trendelenburg

Il paziente viene disteso con la pancia all’insù sollevando lentamente la gamba al fine di spingere l’afflusso di sangue verso il basso. A questo punto viene applicato un laccio lungo l’area della coscia per ostacolare l’afflusso di sangue, dopodiché la persona si mette in piedi e il laccio viene rimosso.

Se il sangue ritorna dall’alto verso il basso significa che vi è un’alterazione delle valvole a livello delle vene. Se invece le varici restano svuotate può trattarsi di incontinenza dell’area anatomica venosa che si trova tra la Safena e la zona femorale.

Diagnosticare le vene varicose tramite la Prova di Perthes

Al soggetto in posizione eretta, affetto dal tipico gonfiore delle vene varicose, viene applicato un laccio lungo la radice della coscia e gli si fa compiere dei passi.

La deambulazione in questo caso viene stabilità in relazione alla pressatura del sangue dal sistema superficiale a quello profondo. Dunque se le varici si svuotano, tale fenomeno sta ad indicare un circolo venoso profondo in quanto l’afflusso di sangue a livello superficiale riesce a defluire in maniera ottimale. Tale condizione viene definitiva sindrome varicosa primitiva. Al contrario, se non si verifica lo svuotamento delle varici, è possibile determinare un circolo venoso profondo dal flusso ostacolato. Il fenomeno in questo caso determina una sindrome varicosa secondaria ad altri fattori scatenanti.

Se si sospetta la presenza di un’alterazione a livello delle valvole o una sindrome varicosa primitiva è bene sottoporsi ad un esame molto utile per comprovare tali condizioni: si tratta dell’ eco color Doppler, un’analisi strumentale grazie alla quale è possibile verificare la funzionalità venosa in maniera accurata. Questo esame permette di osservare l’alterazione valvolare del sistema venoso stabilendo così una diagnosi ben precisa che permette di determinare l’entità del problema.

In alcuni casi inoltre, durante l’esame viene richiesto al paziente di eseguire delle manovre come la Valsavia, ossia un’espirazione forzata al fine di favorire l’aumento della pressione lungo l’addome. Tale strategia consente di stabilire con maggiore precisione l’entità del disturbo delle vene varicose.

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